Mese: agosto 2017

IL CALCIO: aspetti sani e malsani

  1. Ho deciso di trattare questo argomento in quanto coinvolge adulti, giovani e bambini e famiglie intere. In particolar modo in Italia e’ lo sport più seguito.

Come ogni forma di competizione sportiva, il calcio prevede sia la pratica che semplicemente il tifo,ovvero sia l’essere seguito, un tempo via radio oggi via tv. E’ sicuramente uno sport di aggregazione, che prevede un team, che da’ emozioni forti a chi tifa la propria squadra, ma anche delusioni e tristezza. Son pur sempre emozioni da condividere,di cui parlare anche nei giorni seguenti la competizione; per chi si reca allo stadio addirittura le emozioni si centuplicano vedendo le coreografie,i tanti colori, i cori e le organizzazioni che sono a monte delle tifoserie. L’aggregazione e’ un momento in cui si vive tutti insieme per uno stesso ideale, condividendo gioie e delusioni, ma stando comunque insieme riuniti,come in quelle famiglie  in cui si e’ tutti tifosi

Chiediamoci anche il perche’ questo sport ha tanto seguito. Pochi sono rimasti gli ideali in cui credere fermamente, la politica ci ha profondamente deluso, l’economia traballa, le religioni spesso sono in conflitto tra di loro e le comunità religiose non riescono spesso a stare al passo con i tempi, creando pochi momenti di aggregazione.

Sia gli adulti che i giovani, hanno bisogno spesso di stare insieme, prendendo in prestito un incontro calcistico magari importante, a cui può seguire una cena goliardica o una semplice reunion sul divano di casa con chiacchiere in ordine sparso e i commenti sulla partita appena vista.  Nell’era di internet e dei social network “lo stare insieme” diventa sempre più complesso,ci si ritrova a parlare per messaggi vocali, a scriverci mail, o whatsapp,ma raramente a guardarci negli occhi, esultare o piangere insieme. Semmai postiamo un emoticon con una lacrima oppure con un sorriso.

Lo stare tutti insieme un po’  “pelle a pelle” rende l’individuo più essere umano; si ritorna più alle origini, dove l’uomo primitivo a fine serata si sedeva intorno al fuoco e semplicemente stava con i suoi simili per condìvidere il tempo e le esperienze.Un tempo creativo e di crescita insieme. In ultimo questo sport offre un’emulazione positiva: penso ai “modelli” che certi giocatori possono trasmettere ai più piccoli; uno slancio di generosita’ in campo, uno scambio di abbracci, lo scusarsi se ci si e’ colpiti e fatti male.

L’altra faccia della medaglia e’ il lato oscuro del calcio: esso offre agli  animi facinorosi una valvola di sfogo in cui incanalare rabbia inespressa e violenza,razzismo e altre aberrazioni dell’animo umano.

I nostri ragazzi, specie gli adolescenti, sono molto inclini a “ricopiare” quelli che sono i loro idoli e non sempre l’imitazione può portare a comportamenti congrui e adeguati. Lo stadio o la tv sono veicoli fondamentali per la trasmissione di comportamenti adeguati dal punto di vista sociale. E proprio qui mi appresto  ad affrontare il tema degli aspetti malsani del calcio. Parliamo di tutto ciò che c’e’ dietro il calcio, le scommesse e via dicendo, questioni economiche non del tutto pulite, comportamenti in campo che manifestano un alto livello di aggressivita’, che nulla hanno a che fare con una competizione agonistica….anzi. L’incitazione sotto le curve di urla, canti particolarmente offensivi, risse dentro il campo ma soprattutto fuori, fino ad arrivare ad accoltellamenti, non fanno del calcio più uno sport, quanto una sorta di combattimento tra animali, tra branchi per vedere chi vince su chi o chi e’ il più forte: e questo allora non e’ più sport, ma è la nostra brutalità animalesca trasfigurata in uno sport. Nella pratica i nostri ragazzi quando appartengono ai club ben organizzati e sportivi imparano in primis il comportamento in campo,fatto di regole (talvolta anche rigide), di obbedienza ai mister, di educazione, ed anche (perché no) di punizioni…..espulsioni, cartellini rossi etc ect.

Concludo dicendo che il calcio non e’ detto che debba sempre essere considerato come lo sport di chi non vuole pensare al vivere quotidiano trascorrendo la domenica allo stadio o davanti alla TV vedendo la partita ma, se ben praticato, vissuto e regolamentato, e’ uno sport che richiede al nostro corpo molti tipi di prestazione e competenze, dall’intelligenza, alla velocità, dall’attenzione necessaria alla visione di gioco, allo spirito di sacrificio e, perché no, anche l’orgoglio di stare, per alcuni calciatori, tanti anni con il proprio team e per i tifosi vederli da anni insieme.

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” Ti è mai capitato di dimenticare te stesso? A proposito di “sano egoismo”: l’amore di se’ “

Nei rapporti umani, affettivi in genere, capita che uno dei due, vuoi per farti accettare, vuoi per benevolenza, vuoi per angoscia di abbandono o di approvazione, vuoi per bassi livelli di autostima, si coinvolga in maniera totalizzante quasi a dimenticare se  stesso. E allora può succedere che non ci si vede o ci si vede con gli occhi dell’altro/a  o si decide in base ai presunti “desiderata” dell’altro/a, allontanandosi sempre più da se stessi, fino alle situazioni più estreme di annichilirsi e ammalarsi psichicamente.  E si!  Esiste anche il “cancro” della psiche che può addirittura portarti a “morire dentro” Le suddette motivazioni hanno radici profonde che vanno indagate in contesti psicoterapeutici ma che sono e, spesso lo sono, molto dolorose e hanno impedito lo sviluppo dell’amore di sé. È qui che inizia il pericolo per l’individuo che perde la connotazione di individuo, perde la sua identità di essere pensante e autonomo, talvolta neanche rendendosene conto, ma provando una sofferenza profonda spesso anche fisica. Ricordo una mia paziente che mi raccontava di provare “una morsa” al cuore. E allora urge incominciare a scoprirsi, a vedere chi si è veramente indipendentemente da tutto e tutti e soprattutto dal  famoso “altro”. Sembra facile ma non lo è perché non hai imparato da piccolo ad amare te stesso. Ma si impara, sì, si impara. È come un nuovo apprendimento e l’essere umano è capace di acquisire nuovi apprendimenti. Si arriva ad un punto cruciale in cui o si vive o si muore. E allora quando ci si scopre, nelle proprie mille sfaccettature, desideri, ideali, dissonanze, si scopre anche che ci si può (o per meglio dire) ci si deve amare. Se non ci è stato trasmesso da piccoli, lo  si può imparare da grandi. Ma come? Un giorno inizi a pensare di poterti “LIBERARE” da tutto ciò che non ti fa star bene: amicizie, amori, cose, cibi, sensazioni, luoghi. E da tutto ciò che ti porta giù  come in un gorgo e che ti allontana da te stesso sempre più. Ecco allora che si inizia a parlare di quel che un tempo veniva definito “amor proprio” ed ora più sofisticatamente “sano egoismo” ma è semplicemente amore di sé. E questa è la vera libertà che conduce l’individuo alle scelte più giuste e consone con il proprio stile di vita, al rispetto di sé che poi attira il rispetto degli altri. Inizierai a guardarti con i tuoi occhi, a guardare il tuo corpo, inizierai a sentire ciò che hai dentro, ciò che vuoi, ciò che ti piace e non ti piace. Allora se inizi  ad amarti, sei libero davvero!