I TEMI DI QUESTO SITO

  1. Quando soffriamo nell’anima, c’è sempre una cura…l’ho sempre pensato e perseguo questa linea sul piano psicoterapeutico con dedizione,ascolto empatico e senza arrendermi mai

I temi di questo sito saranno di vario genere, a carattere psicologico, che mirano ad informare sulle problematiche attuali esistenti ma anche a darne una lettura piu approfondita in cui ognuno possa riconoscere la propria storia o riconoscersi: questo non vuol dire certo che si offra uno strumento di Read More

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Psicoterapia oggi

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Psicoterapia oggi, diagnosi e strumenti terapeutici per star meglio con se stessi e con gli altri

 

Maria Emanuela Novelli, psicoterapeuta che opera nella città di Roma zona nord, affronta il tema della psicoterapia oggi attraverso diagnosi e strumenti terapeutici per star meglio con se stessi e con gli altri. Oggi giorno i frequenti disagi psichici sono causa di dolore e mal di vivere. Read More
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L’Erosione dell’Empatia e il Ruolo della Tenerezza nelle Relazioni Sociali

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Oltre il cinismo contemporaneo: la dimensione affettiva come atto di cura e resistenza

Introduzione: Il Paesaggio Relazionale Contemporaneo

Nel panorama sociale contemporaneo assistiamo a un fenomeno latente ma pervasivo: una graduale e silenziosa desensibilizzazione emotiva. La rapidità degli scambi digitali, la frammentazione della comunicazione e la spinta costante verso l’individualismo prestazionale hanno progressivamente alterato la trama della nostra intersoggettività. In un mondo che premia l’efficienza, la prontezza di risposta e l’auto-affermazione, le dimensioni dell’ascolto ricettivo e della vulnerabilità vengono spesso percepite come debolezze o inefficienze.

L’empatia — la capacità di risuonare con lo stato affettivo dell’altro mantenendo al contempo la distinzione tra Sé e l’Altro — subisce così un processo di progressiva erosione. Non si tratta semplicemente di una mancanza di “buona educazione” o di cortesia formale, ma di un vero e proprio prosciugamento della matrice affettiva che tiene unite le comunità e le relazioni interpersonali.

1. Le Radici dell’Erosione Empatica

Per comprendere come si giunga a questo prosciugamento, è necessario esaminare le dinamiche psicologiche e sociali che caratterizzano la quotidianità:

 

Iper-stimolazione e Desensibilizzazione: La sovraesposizione a flussi continui di informazioni, spesso carichi di drammaticità o polarizzazione, conduce la mente a uno stato di saturazione emotiva. Per proteggersi dal sovraccarico, la psiche attiva meccanismi di difensivi come il distacco affettivo o il cinismo. L’altro cessa di essere una presenza viva e si trasforma in uno sfondo o in una proiezione.

 La Reificazione dell’Altro: Nelle interazioni mediate dai dispositivi tecnologici, la presenza corporea dell’interlocutore sfuma. Senza lo sguardo, il tono della voce, la mimica facciale e i micro-movimenti del corpo, viene meno il correlato neurobiologico dell’empatia (attivazione dei neuroni specchio e sintonia somatica). L’altro viene facilmente ridotto a una funzione, un ostacolo o un oggetto di consumo emotivo.

 La Paura della Vulnerabilità: In una cultura che celebra la forza e la solitudine autosufficiente, mostrare il proprio bisogno dell’altro o la propria fragilità espone al rischio del rifiuto o della strumentalizzazione. L’ansia di essere feriti spinge gli individui a indossare armature difensive, irrigidendo i confini personali fino a renderli impermeabili.

2. La Tenerezza come Antidoto e Matrice Relazionale

In questo scenario, la tenerezza emerge non come un semplice sentimento zuccheroso o una debolezza infantile, ma come un concetto clinico e filosofico di straordinaria potenza trasformativa.

Storicamente affrancata da una visione puramente sentimentale grazie alla psicoanalisi — in particolare attraverso il pensiero di autori che hanno riflettuto sulla dialettica tra trauma, tenerezza e passione —, la tenerezza rappresenta la capacità di accogliere l’altro nella sua intera alterità, senza pretesa di possesso, di controllo o di sottomissione.

La tenerezza è caratterizzata da:

1. Riconoscimento della Fragilità: Riconoscere nell’altro — e in se stessi — la fondamentale incompiutezza e il bisogno primario di cura. È uno sguardo che non giudica, ma sosta.

2. De-escalation dell’Agressività: In un contesto relazionale saturo di reattività e difesa, l’atto tenero interrompe la catena della provocazione e del rispecchiamento aggressivo. Offre uno spazio sicuro in cui la guardia può essere abbassata.

3. Rispetto dei Tempi dell’Altro: A differenza della passione o dell’impeto che esigono una risposta immediata, la tenerezza sa attendere, rispetta i ritmi di apertura e di elaborazione dell’interlocutore.

3. Dalla Clinica al Tessuto Sociale: Conseguenze e Prospettive

Cosa accade quando la tenerezza viene estromessa dalle relazioni sociali e cliniche?

 Nel Contesto Terapeutico e di Cura: Quando la relazione professionale si depura della dimensione affettiva e della delicatezza, la cura si riduce a pura tecnica o applicazione di protocolli. La tenerezza nel setting — intesa come profondo rispetto per il dolore dell’altro e come modulazione del contatto emotivo — è ciò che permette al trauma di essere rielaborato senza riattivarne la violenza originaria.

 Nelle Relazioni di Coppia e Famigliari: L’assenza di tenerezza trasforma l’intimità in un terreno negoziale o puramente prestazionale. Senza questo collante sottile, i conflitti degenerano facilmente in forme di crudeltà o di disinteresse reciproco.

 

Nella Sfera Pubblica e Collettiva: La perdita della capacità di tenerezza sociale si manifesta nella rigidità ideologica, nel linguaggio d’odio e nell’incapacità di scorgere l’umano al di sotto delle appartenenze di categoria o di fazione.

Conclusione: La Tenerezza come Atto di Resistenza

Riabilitare la tenerezza e contrastare l’erosione dell’empatia non significa rifugiarsi in un’ingenua visione irenica del mondo. Al contrario, scegliere la tenerezza oggi rappresenta un atto politico ed etico di resistenza.

Significa rifiutare la logica del cinismo imperante, disinnescare la reattività cieca e scommettere sulla possibilità che l’incontro con l’altro possa essere un luogo di crescita anziché di minaccia. Coltivare la tenerezza nelle piccole interazioni quotidiane — nell’ascolto non giudicante, nella delicatezza del gesto, nella sospensione del verdetto rapido — è il primo e più concreto passo per ricostruire un tessuto sociale capace di curare, sostenere e far fiorire la vita psichica individuale e collettiva.

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GENERAZIONI NELL’ERA DIGITALE

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L’ingresso nella cosiddetta “Era Digitale” non ha semplicemente introdotto nuovi strumenti di comunicazione, ma ha ridefinito le coordinate culturali, sociali e cognitive con cui le nuove generazioni — la Generazione Z e la Generazione Alpha — interpretano e vivono il mondo. A differenza di chi le ha precedute, queste generazioni non hanno dovuto adattarsi alla tecnologia: ci sono nate dentro. La distinzione tra online e offline si è dissolta in una dimensione fluida che molti sociologi definiscono “onlife”.

La trasformazione del linguaggio e delle relazioni

Per i giovani d’oggi, lo smartphone e le piattaforme social non sono un passatempo, ma l’infrastruttura primaria delle relazioni interpersonali.

 Connettività continua: La comunicazione non è più sequenziale (aspettare una risposta o vedersi di persona), ma sincrona, visiva e immediata.

 Linguaggi multimediali: Il testo cede sempre più il passo al formato video breve, agli sticker, ai meme e alle note vocali. Il linguaggio si fa più sintetico, visivo e globale.

 Sfera sociale estesa: Le comunità non sono più delimitate dalla vicinanza geografica, ma si sviluppano attorno a interessi, cause o subculture condivise a livello globale.

Identità, espressione e partecipazione sociale

L’era digitale ha fornito ai più giovani una cassa di risonanza senza precedenti. Attraverso i social media, le nuove generazioni manifestano un forte senso di agenzia sociale e politica, promuovendo campagne di sensibilizzazione su temi cruciali come il cambiamento climatico, i diritti civili e la salute mentale.

Tuttavia, l’esposizione costante alla rete porta con sé dinamiche complesse legate alla costruzione dell’identità:

1. Curatela dell’immagine: La tendenza a mostrare una versione idealizzata di sé può generare ansia da prestazione sociale e la cosiddetta FOMO (Fear Of Missing Out, la paura di essere esclusi).

2. Attivismo digitale: Se da un lato il clicktivism rischia di rimanere di facciata, dall’altro le mobilitazioni nate online riescono spesso a tradursi in un impatto concreto nel mondo reale.

Le sfide cognitive e psicologiche

Il contesto iper-connesso presenta anche criticità strutturali che educatori, famiglie e istituzioni si trovano ad affrontare.

Verso un nuovo equilibrio

Descrivere le nuove generazioni come “passive” o “alienate” rischia di essere una lettura superficiale.

I giovani attuali dimostrano una straordinaria capacità di adattamento e una naturale fluidità nel muoversi tra ambienti fisici e virtuali.

La vera sfida per il futuro non risiede nel limitare l’uso della tecnologia, ma nel promuovere una cittadinanza digitale consapevole: sviluppare un pensiero critico capace di vagliare le fonti, tutelare il benessere psicologico di fronte all’iper-connessione e sfruttare gli strumenti digitali come leve di crescita personale e collettiva.

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LE RELAZIONI AFFETTIVE OGGI

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Le relazioni affettive contemporanee attraversano una fase di profonda trasformazione, sospese tra un bisogno ancestrale di connessione autentica e le logiche di un mondo rapido, digitale e fortemente orientato all’individualismo. Se un tempo i percorsi sentimentali seguivano tappe rigide e predefinite socialmente, oggi i confini del legame di coppia si sono fatti più sfumati, flessibili e complessi.

La complessità della scelta e il mito dell’iper-connessione

Uno dei tratti distintivi del contesto odierno è la proliferazione dei canali di contatto. Le piattaforme digitali e le applicazioni di incontri offrono un’illusione di abbondanza illimitata che, da un lato, facilita l’incontro tra persone lontane, ma dall’altro rischia di generare la cosiddetta “paralisi della scelta”. Il partner non viene più vissuto solo come una persona con cui costruire un progetto condiviso, ma talvolta come un’opzione tra le tante, continuamente confrontabile con un’alternativa potenziale teoricamente “migliore”.

Questo fenomeno può alimentare una forma di precarietà emotiva: la paura di investire risorse psicologiche profonde in un legame che potrebbe rivelarsi transitorio, spinge molti individui a mantenere una certa distanza di sicurezza, oscillando tra il desiderio di intimità e il timore della vulnerabilità.

L’equilibrio tra autonomia e legame

Nelle dinamiche affettive odierne emerge con forza la necessità di preservare l’autonomia individuale. L’idea della “metà della mela” che completa un’esistenza incompiuta ha progressivamente lasciato il posto a un modello basato sull’incontro tra due soggettività già strutturate.

Questo orientamento porta con sé importanti conquiste:

  • Maggiore consapevolezza dei propri confini: Vi è una spiccata attenzione alla salute mentale, alla crescita personale e al rispetto degli spazi individuali all’interno della coppia.
  • Superamento dei ruoli tradizionali: Le aspettative legate al genere e alle tappe obbligate (convivenza, matrimonio, filiazione) sono sempre meno vincolanti, lasciando spazio a forme di convivenza e di unione più personalizzate.

Tuttavia, la sfida principale diventa la negoziazione continua. Senza un copione sociale preordinato, ogni coppia deve definire autonomamente le proprie regole, il significato della fedeltà, la gestione del tempo condiviso e le modalità di supporto reciproco.

La vulnerabilità come coraggio

In un’epoca caratterizzata da ritmi frenetici e da una forte esposizione visiva della propria vita, la vera intimità richiede un atto di coraggio: la capacità di mostrare le proprie fragilità. La tendenza a proteggersi dal dolore o dal rifiuto può portare a forme di disimpegno affettivo o a relazioni superficiali.

La tenuta dei legami contemporanei sembra quindi dipendere dalla disponibilità ad attraversare l’incertezza, riconoscendo che l’altro non può soddisfare ogni singolo bisogno emotivo o esistenziale, ma può rappresentare un alleato fondamentale con cui condividere la propria complessità.

Le relazioni affettive di oggi non sono né più fragili né più superficiali rispetto al passato; sono semplicemente il riflesso di una società che ha messo al centro la libertà individuale. La vera scommessa contemporanea consiste nel trasformare questa libertà in una scelta consapevole di reciprocità, cura e presenza.

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COSA DESIDERA UNA DONNA ATTUALMENTE?

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Questa è una domanda antica quanto il mondo, ma se dovessimo guardare a cosa desidera una donna oggi — nel pieno della vita, tra carriera, famiglia e realizzazione personale — la risposta va ben oltre i classici cliché.

Attualmente, i desideri femminili si muovono attorno ad alcuni pilastri fondamentali:

1. Tempo e spazio per sé

In una società che chiede costantemente di bilanciare lavoro, gestione della casa, cura dei figli o dei genitori e presenza sociale, il vero lusso moderno è il tempo non negoziabile. Desidera uno spazio in cui non dover organizzare, prevenire o prendersi cura di qualcun altro, ma semplicemente essere.

2. Reciprocità e “carico mentale” condiviso

Nelle relazioni (affettive, familiari o professionali), non si tratta solo di condividere i compiti fisici, ma di condividere la responsabilità mentale. Desidera un partner o un ambiente di lavoro che non chieda “Cosa devo fare?”, ma che noti le esigenze e agisca in autonomia.

3. Essere vista e ascoltata nella propria complessità

Una donna oggi desidera non essere ridotta a un unico ruolo (solo madre, solo professionista, solo compagna). Cerca relazioni e contesti in cui la sua intelligenza, la sua sensibilità, le sue ambizioni e persino le sue contraddizioni vengano accolte senza giudizio o aspettative irrealistiche.

4. Indipendenza e realizzazione personale

La sicurezza economica, l’autonomia nelle scelte e la libertà di inseguire i propri interessi — che si tratti di carriera, studi, passioni o viaggi — sono desideri centrali. La libertà di definire da sola cosa significhi “successo” o “felicità”.

5. Leggerezza, cura e autenticità

Dopo aver gestito la complessità della vita quotidiana, c’è un forte desiderio di relazioni e momenti caratterizzati da tenerezza, autenticità e assenza di manipolazione. Desidera relazioni stabili ma non soffocanti, in cui ci sia spazio per la complicità e il rispetto reciproco.

Naturalmente, ogni donna è un universo a sé e le priorità cambiano a seconda della fase di vita

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PANDEMIA E RIPARAZIONE

Il burn out ai tempi della pandemia e la frammentazione del se’

Fino a poco tempo fa molti di noi stavano finalizzando i nostri piani di viaggio per le vacanze estive. Poi improvvisamente i canali di notizie hanno iniziato a bombardarci con le notizie di
Coronavirus. L’Organizzazione mondiale della sanità ha successivamente etichettato COVID-19 noto come pandemia. Le risposte emotive includevano stati di ansia e persino attacchi di panico. Con l’aggiunta di informazioni sul fatto che le persone con più di 60 anni e quelle con altre condizioni di salute di base, tra cui ipertensione e diabete mellito, erano più vulnerabili,ed era da anche contribuito a provare l’ansia aggiunta. Per far fronte a questi tempi estremamente angoscianti, l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato diverse infografiche su come da proteggere anche la propria salute mentale.

La diffusione del nuovo coronavirus Covid-19 ha causato molte persone a soffrire di ansia e l’Organizzazione mondiale della sanità pubblico’ consigli su come proteggere la propria salute mentale.

Mantenere la calma: può essere difficile quando si è circondati da così tante notizie preoccupanti e così tante riguardanti gli aggiornamenti dei social media.

L’OMS consigliava alle persone alle prese con la loro salute mentale di consultare le autorità sanitarie ufficiali e le piattaforme per distinguere i “fatti dalle voci” .

Evita di guardare, leggere o ascoltare notizie che ti fanno sentire ansiosi o in difficoltà ; cerca informazioni principalmente per prendere misure pratiche per preparare i tuoi piani e proteggere te stesso e i tuoi cari. Sii empatico con coloro che sono stati colpiti, in e da qualsiasi paese. Quelli con la malattia non hanno fatto nulla di male.

L’OMS diceva: “Sono ‘persone che hanno Covid-19’, ‘persone che sono in cura per Covid-19’, ‘persone che si stanno riprendendo da Covid-19’ e dopo essersi riprese da Covid-19 la loro vita andrà avanti il loro lavoro, le loro famiglie e i loro cari “.

Può essere facile per coloro che si isolano da soli sentirsi soli e bisognosi di interazione sociale? E’ li che inizia la frammentazione del se’

L’OMS raccomandava a coloro che sono isolati di “rimanere in contatto” e mantenere l’utilizzo dei social network , pur mantenendo il più possibile la loro normale routine quotidiana.

L’organizzazione raccomanda di allenarsi regolarmente,mantenendo le routine del sonno e mangiando sano .

Rosie Weatherley, portavoce dell’ente benefico per la salute mentale Mind, ha dichiarato alla BBC : “Molta ansia è radicata nel preoccuparsi dell’ignoto e nell’attesa che accada qualcosa – il coronavirus è quello su scala macro”.

AnxietyUK consigliava di limitare il tempo che passi a leggere o guardare cose che non ti fanno sentire meglio .

Questi erano i consigli su come affrontare l’ansia

• Riconosci: nota e riconosci l’incertezza quando viene in mente.

• Pausa: non reagire normalmente. Non reagire affatto. Metti in pausa e respira.

• Ritirati: dì a te stesso che è solo la preoccupazione a parlare, e questo apparente bisogno di certezza non è utile e non necessario. È solo un pensiero o un sentimento. Non credere a tutto ciò che pensi. I pensieri non sono affermazioni o fatti.

• Lascia andare: lascia andare il pensiero o il sentimento. Passerà. Non devi rispondere a loro. Potresti immaginarli fluttuare via in una bolla o nuvola.

• Esplora: esplora il momento presente, perché proprio ora, in questo momento, va tutto bene. Nota la tua respirazione e le sensazioni della tua respirazione. Nota il terreno sotto di
te. Guardati intorno e nota ciò che vedi, ciò che senti, ciò che puoi toccare, ciò che senti. Proprio adesso. Quindi sposta la tua attenzione su qualcos’altro – su ciò che devi fare, su ciò che stavi facendo prima di notare la preoccupazione, o fai qualcos’altro – consapevolmente con tutta la tua attenzione.

 Il burn out è spesso definito una malattia dei tempi moderni e con la situazione COVID 19 in corso in tutto il mondo, le persone, in particolare i professionisti che aiutano, sono ancora più inclini ad esso. Il burn out può essere descritto come uno stato di esaurimento emotivo, fisico e mentale causato da uno stress eccessivo e prolungato. Il burn out spesso non viene riconosciuto e rilevato finché non è troppo tardi. Ma gli operatori sanitari medici e infermieri non sapevano cosa fare, si trovavano dinnanzi ad una cosa piu’ grande di loro e di cui non ne sapevano nulla, di cui non c’era alcuna letteratura scientifica a riguardo.

Ora aleggia ancora in molti di noi la “paura” ,l’ansia, in altri il diniego,la stanchezza, la difficolta’ di respirare con le mascherine, il drastico cambiamento della vita sociale: paura di baciarsi, di abbracciarsi, talvolta di entrare nelle case altrui. Il disturbo post traumatico da stress purtroppo rimarra’ in noi per molto tempo, specialmente nei piu’ giovani, non escludendo altre fasce di eta’. Ma ora e’ arrivato il momento di guardare avanti, di riprendere in mano la nostra vita, di abbattere le paure, certamente di non negare la pandemia ma di risorgere in primis dentro  dentro di noi al livello intrapsichico e poi nel mondo relazionale e della socializzazione. Siamo animali sociali nati per stare insieme, condividere, pensare insieme, amarci, scambiare dialoghi e riflessioni. Tutto cio’ ci e’ stato negato, il rapporto amicale o lavorativo ridotto agli zoom, skype o videochiamate su whatsapp, venendo a mancare la fisicita’, il contatto umano. Questo e’ innaturale per l’essere umano e insostenibile. Il ricorso alla psicoterapia sta aiutando molte persone in questo momento cruciale di una sorta di “terza guerra mondiale contro un nemico invisibile!” ANDIAMO AVANTI con coraggio, con la voglia di vivere e di lottare senza fermarsi mai.

 

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Come trarre vantaggio dal tuo dolore

Un evento passato enormemente angosciante può avere effetti di lunga durata che possono diventare riconoscibili solo molti anni dopo. L’evento traumatico può essere una volta, come un incidente, un infortunio, la perdita di qualcuno vicino o può essere dovuto a una causa in corso, come una malattia.

Se senti di essere su un ottovolante emotivo, con sentimenti di depressione e ansia, potresti essere stato traumatizzato in passato. Quando si verifica un evento come questo, a differenza di una malattia fisica, i sintomi emotivi possono comparire molto più tardi, senza sembrare correlati. Inoltre, c’è un flusso e riflusso ai sintomi, senza la sensazione che ci sia una guarigione generale. Ecco perché gli effetti del trauma possono essere una sfida quando si punta alla stabilità emotiva.

Sebbene sia una risposta normale avere un trauma emotivo dopo un evento che altera la vita, se una persona non è in grado di elaborare le proprie emozioni anche dopo molto tempo, potrebbe essere un segno di disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Una naturale inclinazione verso qualsiasi evento stressante sarebbe chiedersi: “perché io”? Alcuni possono persino incolpare se stessi per la sfortuna o mettere in dubbio la loro esistenza.

Nell’articolo di oggi, discuteremo alcune tecniche di coping che potrebbero essere utili nella gestione di questo problema. Sebbene una delle tecniche più utili sia consultare un professionista della salute mentale, esistono altri metodi efficaci, che possono essere molto utili in situazioni non così gravi.

  1. È una tendenza umana attribuire a noi stessi la colpa di eventi passati come se fosse stata colpa nostra a causa di qualche mancanza nel nostro carattere o nelle nostre azioni. Questo ragionamento, apparentemente inconfutabile, può tormentarci per decenni. Tuttavia molto spesso non è così. Inoltre, quelle situazioni passate non possono essere modificate e quindi più possiamo lasciare andare le preoccupazioni del passato, soprattutto perché non possiamo cambiarle, più sano è per noi.
  • Potresti non essere consapevole di quanto possano essere fragili e complicate le relazioni. A volte gli altri non sono in grado di comprendere le situazioni e le emozioni con cui hai a che fare e quindi potrebbero non essere in grado di comprenderti appieno. Allo stesso modo, quando trovi un membro della famiglia di un amico che non è se stesso, dovresti anche fare un punto per controllarlo. Apprezza ciò che hai e trai vantaggio dall’aiuto che fornisci agli altri.
  • È molto importante che tu ti apra riguardo al tuo trauma con coloro di cui ti fidi. Può volerci del tempo per fidarsi degli altri abbastanza da condividere i dettagli a causa delle varie emozioni coinvolte, ma alla fine ne vale la pena. Diventare più forti è meglio connettersi con gli altri, condividendo il dolore. Il supporto emotivo è ciò che ci rende tutti più forti.
  • Puoi controllare se stai mostrando segni di depressione . In precedenza abbiamo condiviso alcuni suggerimenti su come coltivare la ” salute mentale di un paziente malato cronico “; anche se potresti non avere una malattia fisica, queste tecniche potrebbero comunque essere utili.
  • C’è un altro post su alcune attività aggiuntive da fare quando la giornata si fa dura. Queste attività non richiedono altri investimenti oltre al tuo tempo e concentrazione.

Affrontare un trauma significativo da solo può diventare difficile, quindi è sempre consigliabile cercare aiuto, sia personale (anche se amici o familiari) che professionale. Tuttavia, ci sono attività utili che puoi intraprendere da solo, come indicato sopra, che sono anche utili. Inoltre, tieni presente che, sebbene i pazienti con PTSD siano spesso descritti con un significativo turbamento emotivo, ci sono individui che hanno trasformato il loro stress post-traumatico in crescita. Puoi leggere di più su queste storie stimolanti di resilienza in uno dei nostri articoli precedenti, ” Stress post-traumatico o crescita ?”

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Stai vivendo un attacco di panico?

Il mondo in cui viviamo oggi non ha vissuto una situazione equivalente a questa per oltre cento anni. L’ultima volta che una pandemia ha colpito il mondo con tutta la sua forza, la maggior parte di noi non era nemmeno nata, lasciandoci senza indizi su come affrontare e riprendersi dai suoi impatti emotivi. Le nostre vite frenetiche si sono improvvisamente interrotte, escludendoci da molti aspetti della vita che prima davamo per scontati. COVID 19 ha cambiato per sempre il mondo in cui viviamo, con conseguenti aggiustamenti sia a breve che a lungo termine

Oltre a concentrarci sulla salute fisica (e allontanarci ), dobbiamo anche prestare attenzione alla nostra salute mentale. Non sarà fuori dall’ordinario provare ansia, paura, disperazione o persino panico. Il nostro obiettivo per questo articolo è sugli attacchi di panico o di panico.

Cos’è un attacco di panico?

Un attacco di panico può verificarsi senza un apparente fattore di stress e non c’è modo di prevederne il verificarsi, lasciando così una persona che soffre nella costante paura di riviverne un altro. Durante un attacco di panico, un individuo può provare terrore, paura o terrore paralizzanti. I sintomi fisici includono, ma non sono limitati a, nausea, dolore toracico, vertigini, crampi anormali, mancanza di respiro, solo per citarne alcuni. Alcune persone potrebbero persino sentirsi come se stessero vivendo un attacco di cuore.

Quali sono i sintomi di un attacco di panico?

  • nausea
  • dolore al petto
  • vertigini
  • sudando copiosamente
  • mani sudate
  • crampi anormali
  • fiato corto
  • senso di morte o pericolo imminente
  • paura di perdere il controllo
  • battito cardiaco martellante
  • tremante o tremante
  • senso di oppressione alla gola
  • brividi
  • vampate
  • mal di testa
  • intorpidimento o sensazione di formicolio
  • sensazione di distacco o vivere la situazione in terza persona

Secondo la guida di Psych , “Quando la mente interpreta in modo catastrofico questi sentimenti, può attivare i riflessi di sopravvivenza del cervello. La situazione poi si muove a spirale, così che le spiacevoli sensazioni fisiologiche alimentano ancora più allarme e paura. L’intero episodio può durare da pochi minuti a più di un’ora (anche se è raro). Di solito, il panico raggiunge il suo crescendo entro 10 minuti prima di placarsi. “

Suggerimenti per gestire gli attacchi di panico:

  • in primo luogo, capire i segni di un attacco di panico
  • pratica la meditazione consapevole e lo yoga
  • pratica la respirazione profonda focalizzata
  • prenditi una pausa dai media, che si tratti di social o di notizie e intrattenimento.
  • mantenere un diario
  • concentrati su ciò che puoi controllare e allontana la mente dalle cose che non sono sotto il tuo controllo
  • prova a praticare la gratitudine
  • ricorda che gli attacchi di panico non ci definiscono
  • praticare la cura di sé
  • cercare un aiuto professionale quando necessario

È utile ricordare che siamo tutti insieme e che a volte va bene provare emozioni negative. Dobbiamo sempre ricordare a noi stessi di assicurarci non solo di prenderci cura della nostra salute fisica, ma anche della nostra salute mentale ed emotiva. E la psicoterapia e’ fondamentale onde evitare gli psicofarmaci con i suoi effetti collaterali

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Il bornout: lavorare da casa

Lavori da casa e ti senti ancora esausto? Non sei solo.

COVID-19 ha sostituito la nostra vita normale con routine che non abbiamo mai sperimentato prima. Le cose che davamo per scontate sono diventate una realtà lontana e le nostre vite sono cambiate drasticamente. COVID-19 ha causato traumi finanziari, fisici, emotivi e mentali per la maggior parte di noi. Ha anche profondamente turbato il modo in cui svolgiamo la nostra routine quotidiana. Sembra molto futuristico, ma molte attività di routine ora si stanno verificando virtualmente. Gli appuntamenti dei medici sono stati spostati online, così come studi di ricerca, istruzioni per il fitness e servizi ancora più personalizzati, ad esempio i saloni di parrucchiere forniscono istruzioni a distanza su come tagliarsi i capelli a casa.

A causa delle severe restrizioni di viaggio, molte persone sono rimaste senza lavoro. Molti di quelli che stanno ancora lavorando lo fanno da casa. Mentre in superficie, sembra che le persone che lavorano da casa siano in una posizione migliore, risparmiando tempo e denaro sul pendolarismo. Ma non tutti sono a proprio agio con questa nuova disposizione.

A causa della crisi in corso, sia i datori di lavoro che i loro dipendenti devono affrontare sfide uniche. I datori di lavoro sono molto stressati, perché hanno dovuto licenziare i propri dipendenti o perché lavorano a capacità ridotta. D’altra parte, anche i dipendenti si sentono ansiosi a causa del mercato del lavoro estremamente volatile. Nello scenario attuale, un singolo dipendente potrebbe dover coprire il lavoro di altri dipendenti che potrebbero essere malati o licenziati. Inoltre, i dipendenti sentono anche la pressione di esibirsi anche dopo l’orario di ufficio, nel tentativo di dimostrare ai loro superiori che sono degni del lavoro. A causa delle attuali misure di allontanamento fisico, quando intere famiglie sono rinchiuse a casa insieme, non è sempre possibile creare un orario di lavoro dedicato.

Poiché il livello di stress è salito alle stelle, con i vincoli finanziari aggiuntivi e le distanze fisiche come sfide, parlare di salute mentale è passato in secondo piano.

Ho già toccato il tema del burnout  per medici, psicologi, infermieri e operatori sanitari in genere. Tuttavia, credo che sia imperativo affrontare questo argomento ancora una volta perché la situazione attuale è molto nuova per tutti noi.

In precedenza, molti dipendenti stavano optando per lavori che fornissero un eccellente equilibrio tra vita privata e lavoro. Tuttavia, con questa pandemia globale, la linea sottile tra vita lavorativa e vita personale si è offuscata, al punto che i dipendenti si sentono più esausti ora di quanto si sentissero quando partecipano a un lavoro regolare dalle nove alle cinque. Sono stati lasciati senza le routine che stavano seguendo per così tanto tempo.

Dal secondo trimestre di quest’anno, molti dipendenti che hanno avuto la fortuna di avere ancora un lavoro hanno iniziato a lavorare da casa. Tuttavia, non sono stati chiusi solo gli uffici, ma anche tutti gli altri istituti e attività commerciali. Ha finito per dividere i dipendenti in due categorie, quelli che trovavano difficile lavorare con i bambini e le interruzioni familiari e altri, che erano bloccati a casa da soli, senza amici, familiari o colleghi di lavoro con cui parlare. Era una situazione per la quale nessuno era preparato.

Suggerimenti per i dipendenti per evitare il lavoro dal burnout domestico

  1. Cerca di seguire il tuo vecchio programma d’ufficio anche mentre lavori da casa. Lavora negli stessi orari d’ufficio.
  2. Tieni separati i tuoi dati di contatto ufficiali e personali. Potrebbe essere semplice come utilizzare un indirizzo e-mail diverso per l’ufficio e per uso personale in modo da non accedere alle e-mail ufficiali a meno che non sia urgente, durante l’orario di “ufficio”.
  3. Parla con il tuo datore di lavoro della situazione lavorativa. Potresti sentirti responsabile del completamento di tutto il lavoro ora, ma il tuo datore di lavoro può guidarti nel dare priorità a compiti specifici rispetto ad altri.
  4. Indossa abiti da lavoro per darti un senso di normalità. Alla fine del tuo turno, quando cambi il tuo altro set di vestiti, ti dà la sensazione di una fine dell’orario di ufficio.
  5. Spazio dedicato per il tuo ufficio in casa. Non deve essere elaborato; può essere un piccolo angolo da cui ti concentri sul tuo lavoro.
  6. Persegui la tua passione / hobby durante il tempo libero per utilizzare il tuo tempo personale in modo appagante. Poiché la maggior parte di noi è bloccata a casa, è più facile riprendere a lavorare in ufficio, durante il tempo libero, per mancanza di opzioni migliori.
  7. Una notte di buon sonno è fondamentale anche per farti sentire pieno di energia e riposato la mattina successiva.

Suggerimenti per i datori di lavoro

  1. Elaborare e comunicare politiche chiare su come affrontare la situazione del “lavoro da casa”.
  2. Se puoi, fornisci risorse per la cura della salute mentale.
  3. Mantieni la comunicazione aperta.
  4. Sii più empatico sul fatto che la situazione è nuova per tutti e alcune persone potrebbero impiegare un po ‘più di tempo per adattarsi alle circostanze attuali.
  5. Incoraggia l’equilibrio tra lavoro e vita privata anche quando i dipendenti lavorano da remoto.
  6. Fornire opportunità più flessibili in termini di programma di lavoro in modo che i dipendenti possano scegliere un momento in cui si trovano con distrazioni minime
  7. Se i tuoi dipendenti lavorano in un intervallo di tempo diverso, prova a fornire una piattaforma online comune in modo che non ci siano disturbi inutili per i dipendenti durante il loro tempo personale.

Ogni volta che qualcuno dice che lavora da casa, spesso riceve un commento su quanto è bella la sua vita. Ora che tutti hanno il gusto della stessa medicina, non credo che le persone vorrebbero trovarsi nella stessa situazione. Molti vogliono tornare alle loro vecchie routine lavorative. Nessuno sa come sarà un posto di lavoro post-pandemia, ma durante questo periodo di transizione, possiamo lavorare tutti insieme per migliorare una situazione reciprocamente vantaggiosa sia per il datore di lavoro che per il dipendente.

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La lotta per meditare

La lamentela numero uno di coloro che lottano per meditare è che non riescono a smettere di pensare .

Tutti i tanti discorsi sul pensiero e la meditazione sono solo un mito: “Non è necessario interrompere i pensieri per meditare”, e infatti, “alcune delle parti più preziose della meditazione vengono proprio quando ti accorgi di essere stato distratto ”.

Va un po ‘più o meno così …

Il tuo cervello è progettato per pensare, e pensare è ciò che sa fare meglio. Il cervello è un esperto nell’individuare le minacce, nell’evitare il disagio, nel riconoscere i desideri e nel concepire modi per soddisfare tali desideri. È un talentuoso multi-tasker, una macchina per “pensare, sentire, sognare”.

Quando ti siedi per meditare, il cervello continua a svolgere il suo lavoro quotidiano. Non è fatto “per riposare pacificamente su un unico insieme di percezioni (come il respiro) ad esclusione di tutte le altre”. E di solito ci vogliono solo una decina di secondi perché torni alle sue solite abitudini, evitando il dolore e cercando il piacere.

Questo processo di attenzione e distrazione è perfettamente normale, solo “il cervello fa quello che fa”.

Quando ciò accade, invece di arrendersi, gettare la spugna non appena la mente vaga tra le preoccupazioni quotidiane , le autocritiche o cosa cucinare per cena domani sera, tutto ciò che devi fare è riportarti con calma al tuo respiro.

Per Michaelson, “ lo scopo della meditazione consapevole non è smettere di pensare. Significa relazionarsi in modo diverso al pensiero “, cioè” relazionarsi a ciò che sta accadendo con un atteggiamento chiaro, calmo e forse amorevole “. La cosa migliore che puoi fare è notare che te ne sei andato e poi tornare indietro.

Questo approccio alla distrazione sembra abbastanza ragionevole, ma ciò che molti di noi sarebbero sorpresi di apprendere è che la distrazione è in realtà la parte migliore: “la miniera d’oro della meditazione”.

Ogni volta che noti che stai pensando, ti stai impegnando in quella che i neuroscienziati chiamano “meta-cognizione”, nel senso che sei consapevole della tua mente, testimoniando pensieri ed emozioni, “piuttosto che semplicemente pensarli o sentirli”.

È questa opportunità per fermare e riconoscere i pensieri che costruiscono il muscolo mentale e riqualifica la mente per le sfide della vita reale. Ad esempio, se qualcuno dicesse qualcosa di offensivo, la meditazione insegna alla mente a registrare i sentimenti e a considerare i pensieri prima di reagire semplicemente. Permette alla mente di gestire meglio i momenti di stress e ansia, allenandola a riconoscere quei sentimenti per quello che sono, invece di assecondarli a lungo.

Naturalmente, ci possono essere momenti in cui la mente rallenta davvero, quando raggiunge uno “stato di flusso”, in cui i pensieri sono quieti; i colori, i sapori e le sensazioni sono più vividi; e la mente si sente riposante, totalmente a suo agio. La maggior parte di noi ha sperimentato questo ad un certo punto, se non in meditazione, poi leggendo un libro o arrivando alla fine di un lungo periodo.

Per quanto ringiovanenti possano essere questi momenti, non puoi entrare in uno stato di flusso. Il meglio che puoi fare è “concentrarti sull’attività stessa, escludendo tutto il resto; il resto spetta al cervello ”. E ricorda, sforzarsi per far accadere questi stati è, sfortunatamente, il modo migliore per prevenirli!

La chiave è rimanere con la meditazione, con calma e compassionevole, lasciando andare il giudizio di sé e rilasciando pensieri e sentimenti mentre passano.

 Alla fine, “questo lento processo di riqualificazione della mente … è il modo in cui la meditazione porta alla felicità”.

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L’ indispensabile aiuto psicologico agli operatori sanitari nella pandemia

In prima linea nella pandemia, gli operatori sanitari devono affrontare sfide estreme per la salute mentale e il benessere.

Mentre gli ospedali entrano “in modalità” surge “, lanciando rigorosi protocolli di controllo delle infezioni, organizzando tende di triage e riservando piani e ali per i pazienti Covid-19, molti operatori sanitari vedono cose che rimarranno con loro per gli anni a venire  . Stanno prendendodecisioni di cura difficili e si lamentano per i pazienti che soffrono in isolamento dalla famiglia e dagli amici.

Anche gli operatori sanitari devono affrontare la paura di ammalarsi e di infettare familiari e amici . Preoccupati per il rischio di trasmissione, è probabile che si tengano lontani dai propri cari, portandoall’isolamento sociale e al deterioramento delle reti di supporto sociale  Oltre all’isolamento autoimposto, i medici sono soggetti allo stigma sociale poiché altri temono la vicinanza al virus ed è probabile che li evitino per ridurre al minimo il rischio 

Inoltre, le richieste più elevate sul posto di lavoro, inclusi orari di lavoro prolungati, un numero maggiore di pazienti e informazioni in continua evoluzione sulle migliori pratiche del Covid-19, aumentano la probabilità di stress e burnout per i medici. Gli operatori sanitari sono tenuti a mantenere un livello di attenzione costante e rigorose linee guida Covid-19, prevenendo spontaneità e autonomia. L’intensità degli orari di lavoro e l’energia spesa al lavoro riducono ulteriormente la capacità di utilizzare le reti di supporto sociale [iv].

Non sorprende che queste pressioni combinate si traducano in scarsi risultati di salute mentale. In più studi, più del 40% del personale sanitario riferisce sintomi di ansia; più del 46% riferisce depressione, il 32% insonnia e il 69% ha livelli elevati di stress  Altri studi affrontano la prevalenza delDisturbo Acuto da Stress (ASD), una condizione che si sviluppa dopo aver sperimentato un evento altamente stressante o traumatico, innescando sentimenti di paura, sintomi corporei, flashback e difficoltà a dormire e concentrarsi. Con sintomi ASD persistenti, gli operatori sanitari sono ad alto rischio di sviluppare Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD).

Nonostante l’ubiquità e la gravità dello stress e della depressione, gli operatori sanitari sono riluttanti a cercare aiuto. Ci si aspetta che assumano un volto coraggiosa, lavorino con l’attrezzatura che hanno e superino i sentimenti di ansia e esaurimento 

Strategie di coping

Per aiutare gli operatori sanitari a gestire il costo mentale dell’assistenza al Covid-19, è essenziale normalizzare le risposte psicologiche, per rafforzare l’idea che va bene non stare bene. Il personale dirigente dovrebbe essere visibile, disponibile e di supporto, incoraggiando i medici a esprimere le loro preoccupazioni, rendendo chiaro che chiedere aiuto non è una debolezza.

 Linee di comunicazione aperte consentiranno ai dirigenti ospedalieri di valutare il benessere del personale e di pianificare gli interventi di conseguenza.

Gli ospedali possono promuovere l’ accesso e garantire che il personale sia a conoscenza dei servizi di supporto per la salute mentale(in loco, tramite telefono o opzioni di servizio remoto)  I servizi di crisi dovrebbero essere ampiamente pubblicizzati.

Per combattere gli effetti negativi dell’isolamento sociale e dello stigma, gli ospedali possono creare strutture di sostegno tra pari , come gruppi di supporto e accesso a spazi protetti per il personale per trascorrere del tempo insieme .Ciò offre opportunità per gli operatori sanitari di condividere con coloro che hanno avuto esperienze simili. Serve anche come luogo utile per comunicare le informazioni sulla cura del personale .

È essenziale stabilire un accessostabile a dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati e aggiornamenti accurati delle informazioni sul virus . I DPI non solo proteggono la salute fisica degli operatori sanitari, ma riducono la probabilità di disagio mentale a causa della paura dell’infezione . Aggiornamenti di informazioni di buona qualità e comunicazioni coerenti aiutano ad alleviare le preoccupazioni e consentono ai lavoratori di provare un maggiore senso di controllo .

Infine, gli operatori sanitari dovrebbero essere incoraggiati ad assicurarsi che i loro bisogni primari siano soddisfatti . Mantenere il sonno, l’attività fisica, una dieta sana e il contatto con la famiglia e gli amici rafforzeranno la resilienza e le capacità decisionali. Gli ospedali potrebbero creare luoghi sicuri in cui i medici possano riposare o rilasciare emozioni, fornire un facile accesso al cibo e consentire le pause secondo necessità . 

Infine ritengo  FONDAMENTALE che proprio a causa di questo over stress gli operatori sanitari vengano sostenuti fortemente dal punto di vista psicologico