Mese: ottobre 2017

Passione, improvvisazione e transfert tra Psicoanalisi e Jazz

“Senza voce non c’e’ parola”

Presentero’ questo scritto, non teorico, ma che si rifa’ strettamente alla passione,alle mie due passioni che da sempre cerco di coniugare.

La grande passione sia per la psicoanalisi che per il jazz (come cantante) mi porta a presentare ai colleghi questo lavoro in cui vorrei mettere in evidenza quanti punti di contatto esistono tra queste due passioni e che legame profondo le unisce.La mia infanzia e’ stata accompagnata dall’ascolto della musica jazz grazie a mio padre che mi aiutava ad ascoltarla e anche a sapere ascoltare i singoli strumenti. A questo punto della mia vita posso dire che mi abbia insegnato l’ASCOLTO.
Penso che il desiderio umano di cantare, di darsi un ritmo o di fare musica nasca dalla precoce esperienza sonora del feto che ascolta la voce materna, il ritmo cardiaco e i gorgoglii del liquido amniotico:un rapporto basato anche sull’improvvisazione,laddove il bambino risponde alle sollecitazioni vocali materne articolando i primi suoni, improvvisando e creando le prime lallazioni. E l’improvvisazione poi attraverserà’ tutta la nostra vita: la nostra voce sarà’ sempre la stessa anche se potrà’ differire.
Nella psicoanalisi la voce nei suoi scarti vocali, inceppamenti, salite di tono, racconta di una persona spesso con più precisione delle parole; non si può fare analisi senza la voce, senza il suono.E allora la voce dell’analista può diventare il padre, la madre,l’accoglienza,il rimprovero,un caldo abbraccio,una scudisciata. E nella circolarita’ dei suoni avviene gran parte della cura psicoanalitica.
Nel canto jazz, come nell’analisi, un errore di esecuzione può aprire nuove strade, molto più di una esecuzione perfetta ma priva di passione.Si pensi alla riedizione del trauma nel transfert, di rendere visibile l’invisibile e alla possibilità’ di riparare.
E allora penso all’importanza che dava Freud agli ‘scarti’ (sogni,atti mancati,lapsus): la voce e’ lo ‘scarto’ della parola, quello ‘scarto’ che conta per l’inconscio;
penso all’inciampo vocale nel transfert che e’ sorprendente e inevitabile e nell’improvvisazione, come nel transfert, si fa musica con l’incomprensibile e l’imprevisto.
L’improvvisazione rende vivace lo standard,lo movimenta,lo rilegge: il transfert e’ improvvisazione musicale.
La caratteristica improvvisativa della voce umana e’ ciò che fa della voce un luogo di transfert del dire, per questo che la voce in psicoanalisi e’ il legame con l’inconscio.
Basti pensare a Freud quando chiamava il sogno “la via regia all’inconscio” ma il sogno si racconta con le parole.

Il musicista jazz (con la voce o con lo strumento) non sa bene che note suonerà’, ne’ come ne’ quanto, e nel jazz, come in una seduta,la musica, come le parole, ad un certo punto vanno avanti da sole e si improvvisa,cioè si fa del nuovo con il già saputo: un analista non sa mai in anticipo cosa dira’ il suo paziente, anche se lo conosce bene, ma e’ sempre con lui e alla scoperta di cose nuove come se non sapesse nulla di lui.Nel jazz l’improvvisazione e’ una sensibilita’ in cui devi empatizzare con l’altro e che si fonda sulla regola. “studia più che puoi ma quando suoni dimentica tutto.” (C.Parker)

La passione la leghiamo all’approfondimento: mentre ascoltiamo musica il nostro piacere è legato all’equilibrio tra la sorpresa e la conferma della nota che sta per arrivare rispetto alla nota da noi attesa, il piacere dipende dalla conoscenza, la conoscenza discende dalla passione. La passione porta conoscenza, la conoscenza aumenta la passione. E’ un fenomeno bilaterale,un fenomeno “virtuoso”. Cosiccome la passione ti porta alla conoscenza dell’anima, all’ascolto empatico, al dialogo terapeutico,alla spinta vitale della cura.
E la passione si autoalimenta vivendola, potendosela permettere e lasciandola fluire liberamente….fluttuare.

Il jazz come la psicoanalisi va nel profondo,pervade….va avanti e poi indietro
alti e bassi…..luce e oscurità’ nei toni
…anticipa e ritarda…rassicura e sorprende…

Entrambe viaggiano col motore della passione
il jazz e’ comunicazione libidica, attraente,ti mette a nudo,ti tocca dentro come in una seduta.
Il transfert non e’ un protocollo anticipato e, come nel jazz, ciò che funziona non e’ scritto prima.

Nell’analisi, il transfert ti porta a interrompere una sorta di diacronia, che e’ nell’evoluzione lineare della storia del paziente che si sviluppa pian piano, ed il passato ed il presente si uniscono in forma verticale a livello sincronico: c’e’ una storia che si sviluppa nel rapporto terapeutico, ma ci sono alcuni momenti più drammatici o pregnanti in cui e’ come se ci fosse una condensazione di passato e presente in cui tutto e’ allo stesso momento.(Mariela Meja) Così come accade nel jazz, in cui dalla musica di fondo partono gli assolo,le improvvisazioni in cui la voce o lo strumento può elevare l’ascoltatore a momenti di grande emozione, commozione e struggimento.
Nel jazz anche se c’e’ musica di insieme, ci sono gli assolo che ci catturano come i sogni o alcuni elementi/oggetti analitici che compaiono all’interno del setting

La peculiarità’ del jazz e’ che non ti da la sensazione di armonia, del tutto, ma il particolare nel tutto; nella struttura del jazz ogni strumento lo riconosci, lo senti, lo puoi seguire all’interno dell’insieme dell’armonia, perché ci sono gli assolo. Come nel sogno ci sono molti elementi che posso essere “ascoltati”. E’ la possibilità’ dell’ascolto multiplo. Attraverso il jazz, tutte le parti del Se’ possono essere vissute. Si può scoprire che il pianoforte e’ come una parte di un sogno e lo puoi seguire, prestandovi un’attenzione specifica.
Fare esperienza del jazz e’ attivare un dialogo interno tra l’Io e le parti del Se’, da cui nascono nuove modalità’ e se il musicista non può fare questa operazione allora non c’e’ vita mentale. Il jazz e’ vita mentale. Se non ci si accoppia con le parti del Se’ non si può vivere: il jazz te lo consente con un’armonia di sottofondo: e l’accoppiamento intrapsichico permette la relazione, che è foriera di creazione, creatività. Nel  jazz c’e’ la scintilla, l’Originario della relazione. (Annapaola Giannelli)

La passione, sia nel canto jazz che nella cura psicoanalitica, e’ l’unica forza che  permette di osare, di esplorare e di spingersi oltre la pensabilita’.

Queste due passioni sono state il filo conduttore della mia vita sino ad ora, e lo sono ancora,e viaggiano fortemente sul binario dell’emozione,hanno altresì permesso la relazione con chi come me e’ appassionato o alla psicoanalisi o alla musica jazz, creando legami forti e stabili nel tempo.
Devo alla passione una lettura della vita profonda e ritmica.
Concludo dicendo che come il fluire psichico, il jazz non si ferma mai,se il jazz si ripetesse, non sarebbe jazz.

 

 

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RELAZIONI INTIME VIOLENTE DAL PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO: COME LE VIVIAMO

La violenza e’ una realtà che attanaglia le nostre vite. Si dall’infanzia si può esserne vittime che autori. Vi sono varie forme di violenza, le più comuni e conosciute sono la violenza fisica, domestica, i maltrattamenti, la violenza sessuale e lo stalking: esistono altre forme di violenza meno conosciute più sottili, come la violenza economica e soprattutto la violenza psicologica che spesso e’ alla base di tutte le forme di violenza.

La violenza psicologica
E’ meno evidente delle altre forme, ma la più subdola e pericolosa.
Nella fase iniziale delle relazioni “sentimentali” vi e’ l’innamoramento. Poi nell’arco del tempo accade qualcosa. La persona ha la volontà di porsi in sfida con l’altro con la finalità di cancellare l’offesa di chi non ha appagato in infanzia i propri bisogni.
Nelle relazioni disfunzionali e violente esiste il concetto del “meritarsi” quel tipo di rapporto basato appunto sull’inefficienza relazionale e sulla tendenza abituale ad usare la coercizione. L’abuso della forza (rappresentata anche dalle sole parole, minacce, intimidazioni e ricatti) per obbligare il partner ad agire o cedere contro la propria volontà, può comportare il legittimare questa situazione.
Tutto ciò accresce il senso di disistima nella vittima. Fino ad indurre la persona ad allontanarsi da amici e parenti, sino al completo isolamento. Es. sono il ridicolizzare e svalutare, denigrare ed insultare, ricattare il partner. Il vissuto che caratterizza le persone in oggetto di violenza in generale e’ di grande confusione: la violenza si insinua piano piano fra le pieghe della relazione amorosa, viene giustificata da chi la compie proprio in nome di questo “amore” e tollerata da chi la subisce come se la violenza e l’amore fossero due facce della stesa medaglia. Le persone che subiscono si convincono che voler bene comporti compromessi, mentre le persone che agiscono si giustificano dicendo che le loro azioni sono solo frutto del loro “amore”  con eventuali risposte alle provocazioni del partner.
…” lo fa perché mi ama lo fa perche’ mi vuole far capire quando sbaglio…….perche’ ci tiene a me…… ( sono alcune frasi delle vittime)
“…….lo faccio per te…….per il tuo bene…….perche’ solo io ci tengo a te……se non ti amassi non starei qui a farti capire certe cose (Solo le frasi che dicono gli autori)
Questo tipo di violenza subita annulla le persone, le priva della propria identità e del senso di se’. Le fa sentire impotenti, schiacciate e senza speranza. Spesso le persone vittime si sentono le uniche in grado di far cambiare il partner “violento”, di poterlo “salvare” e questo crea la codipendenza. La dipendenza affettiva caratterizza entrambi i componenti della relazione violenta.

Il percorso di uscita da questa spirale comincia col riconoscere e legittimare i propri confini, i desideri e non i bisogni, i propri limiti e le proprie debolezze, affrontando il senso di colpa e la vergogna (Novelli, “Vergogna” ed. Universitarie Romane 2016).Uscendo dall’isolamento, riprendendo in mano la loro vita, onde evitare l’annichilimento totale ed una sorta di morte psichica.
Allora si inizia a lavorare sulla biografia e sul passato per comprendere le origini della violenza. Serve andare a comprendere quale sia stato lo stile di attaccamento che la persona ha instaurato con il proprio genitore per correlarlo con lo stile di attaccamento che instaura nelle relazioni adulte significative.
L’aiuto necessario e fondamentale che una efficace psicoterapia può apportare e’ quello di analizzare le relazioni interpersonali, prestando attenzione alla modulazione delle emozioni manifestate durante i primi colloqui. Proprio a causa delle grande confusione in cui queste persone versano, e di paura per la propria incolumità e per la perdita totale della propria esistenza, e’ necessario un atteggiamento molto empatico del terapeuta, tale da strutturare un clima relazionale facilitante la comunicazione,benevolo, per permettere alla persona di esprimersi liberamente.Il terapeuta accoglie l’ansia, le preoccupazioni, presentando l’iter che dovrà risolvere il disturbo post-traumatico da stress.
E’ molto difficile lavorare sulla riconquista della libertà, del rispetto, sulla dignità, sulla stima di se’, sul valore della persona e sulla perdita di tutte queste cose per effetto della violenza che ha subito chi si e’ trovato a vivere una relazione ed un “amore” in cui la ripetizione e l’intensità emozionali del dolore hanno preso il sopravvento. Succede addirittura spesso il paradosso che la vittima si trovi costretta ad adottare, venendo meno ai suoi ideali e alla sua morale, comportamenti anomali solo per confermare, inconsciamente, le di lui accuse o proiezioni, per il timore di essere abbandonata.
Nel percorso clinico la persona finalmente e’ in primo piano e non più nello sfondo. Ci si auspica che tutto ciò avvenga passo dopo passo, non soltanto nel setting terapeutico, ma anche nella vita.
L’obiettivo finale e’ il risanamento della persona e delle sue ferite a 360 gradi.

Psiconefrologia: uno studio sulla ricaduta dello stato depressivo sui livelli cognitivi nei pazienti emodializzati

Relationship between depression and cognitive impairment in hemodialysis patients

(Prof. Mazzaferro Sandro – Dott.ssa Novelli Maria Emanuela)
 

INTRODUCTION:
Patient with chronic kidney dIsease (in Hemodialysis) frequently show cognitive dysfunction.
The association of depression and cognitive function (time and spatial orientation, memory, attention and calculation, logical capacity and capacity of comprehension,) is not well known in maintenance dialysis patients. Depression is characterized by feeling of helplessness,hopelessness, inadequacy, sadness and a loss of interest in daily life.
Many people feel overwhelmed and depressed when they first find out about their kidney disease and the need to start dialysis. People often feel like their entire lives have been turned upside down,and this can significantly impact psychological health

AIM of our study is to evaluate
1. The impact of depression on cognitive impairment
2. The possible impact of cultural and social environment (metropolitan vs country) on these items.

INSTRUMENTS:
1. Questionnaire with hystory
2. Geriatric Depression Sale (GDS) (Yesavage     JA et al.)
3. Brief Exam Neuropsychological 2 ( Mondini et al.)

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L’INIBIZIONE AFFETTIVA: Che cosa e’ e come curarla

L’inibizione affettiva consiste nella difficolta’ ad esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni nonché ad identificarle.

La maggior parte di queste persone pur provando emozioni e sentimenti, per quanto le reprimono talvolta inconsciamente, trovano estremamente difficile poterle identificarle e di conseguenza esprimerle. Spesso non riescono a comprendere la natura di ciò che provano, se sia amore o amicizia, o nostalgia o solo un pensiero. Rimanengono inerti dinanzi a domande personali o più profonde, limitandosi con risposte standardizzate e di convenienza, come in modo automatico o compiacente, ovvero sia rispondendo come gli altri si aspettano che essi rispondano. Talvolta addirittura rimanendo in silenzio.
Apparentemente sembrano fredde, come se non provassero alcun sentimento e talvolta nei casi più gravi davvero non provano nulla (alexitimia): sono segnali simili alla depressione: come se non provassero piacere o non fossero interessati alla vita sessuale, sembrano seri o annoiati, hanno scarsa vita sociale, non sono creativi o fanno fatica a fantasticare e sono dipendenti.
Solitamente l’inibizione affettiva ha origine lontane: una famiglia a sua volta anaffettiva, o critica, svalutativa o denigrante: i modelli di comunicazione familiare e fattori socio-culturali possono determinare l’inibizione delle emozioni;nei casi più estremi sono conseguenze di traumi fisici o psicologici nella prima e seconda infanzia, ed il “silenzio emotivo” diventa una risposta dominante.
Per questo si rende necessaria una psicoterapia che possa colmare, in una relazione terapeutica empatica, questi vuoti affettivi o riempire la mancata espressività emotiva vissuta in alcuni ambienti familiari.
Un’altra componente fondamentale e’ la difficolta’, talvolta impossibilita’, di stabilire legami profondi sia dal punto di vista amicale che sentimentale, avendo cosi una vita arida che a sua volta aumenta l’inibizione stessa.
Questa problematica psicologica può essere risolta con un buon trattamento psicoterapeutico poiché le emozioni sono il SALE DELLA VITA e il silenzio emotivo rende la vita amara e vuota.

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Riflessioni sul Convegno “Integrazioni e spazio clinico: Winnicott oggi” svoltosi a Prato il 23 settembre 2017

Il Convegno e’ stato organizzato dall’Associazione Fiorentina di psicoterapia psicoanalitica, dal Centro psicoanalitico di Firenze, – Società’ psicoanalitica Italiana, dal Centro Studi Marta Harris – Associazione Marta Harris Psicoterapia Psicoanalitica Infanzia e adolescenza, dalla Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica e dall’ Opera Santa Rita Onlus.

Cinque associazioni insieme per studiare, valorizzare e approfondire l’opera spettacolare di Donald Winnicott. Uno sforzo e una novità dai più’ molto apprezzata!
Un particolare ringraziamento va alla nostra socia SIPP, Dott.ssa Felicia Di Francisca, che e’ stata molto attiva, competente e stimata rappresentatrice della nostra Società per il suo spirito organizzativo e volitivo, nonché’ e’ stata membro della Commissione Scientifica del Convegno.
Impeccabile l’organizzazione e l’accoglienza dei 300 iscritti, provenienti da diverse realtà sia regionali che professionali, istituzionali e non.
Il pensiero di Winnicott e’ stato sviscerato e analizzato approfonditamente dalle relazioni ricche e stimolanti che menzionero’ di seguito.
Il dibattito con la platea e’ stato acceso,curioso intellettualmente e di alto livello.
La presenza della Dott.ssa Caldwell, inglese ,ma con un’appropriata esposizione in lingua italiana, ci ha donato contributi e spunti riflessivi molto profondi .
L’introduzione della Dott.ssa Tacci al mattino e della Dott.ssa Guerrini degli Innocenti sono state preziose nonché un pregiatissimo collante tra le relazioni e il dibattito con il pubblico.
Il progetto, in chiusura, e’ stato quello di rincontrarci il prossimo autunno con un convegno “Winnicott 2”.
Il pubblico, malgrado le molte ore di ascolto, e’ stato compatto sino in ultimo, segnale di grande interesse e partecipazione attiva.
Di seguito vi scrivo i titoli delle relazione presentate:
Lesley Caldwell; The collected works of Donated Winnicott ; A frame of future scholarship (tradotto e trasmesso in lingua italiana su mega schermo in “Donald Winnicott: una cornice per la ricerca futura)
Anna Ferruta: ‘My latest brain-child’
Vincenzo Bonaminio: Clinical Winnicott: il percorso lungo un sentiero rivoluzionario nell’ambito della psicoanalisi classica
Paolo Fabozzi: Una quieta e radicale rivoluzione futura
Donald Winnicott e la genesi di un nuovo vertice psicoanalitico
(seppur poi la abbia espressa egregiamente a braccio)
Marco Armellini: Le consultazioni terapeutiche

Concludo riflettendo quanto l’organizzazione e la compartecipazione di più Società/Associazioni, sia quanto di più stimolante ci possa essere, non solo per i diversi ma comuni approcci, ma anche per dar modo ai partecipanti di conoscere i vari punti di vista,di conoscersi tra di loro e stabilire nuove connessioni, aree di ricerca e rapporti.

Maria Emanuela Novelli

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