RELAZIONI INTIME VIOLENTE DAL PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO: COME LE VIVIAMO

La violenza e’ una realtà che attanaglia le nostre vite. Si dall’infanzia si può esserne vittime che autori. Vi sono varie forme di violenza, le più comuni e conosciute sono la violenza fisica, domestica, i maltrattamenti, la violenza sessuale e lo stalking: esistono altre forme di violenza meno conosciute più sottili, come la violenza economica e soprattutto la violenza psicologica che spesso e’ alla base di tutte le forme di violenza.

La violenza psicologica
E’ meno evidente delle altre forme, ma la più subdola e pericolosa.
Nella fase iniziale delle relazioni “sentimentali” vi e’ l’innamoramento. Poi nell’arco del tempo accade qualcosa. La persona ha la volontà di porsi in sfida con l’altro con la finalità di cancellare l’offesa di chi non ha appagato in infanzia i propri bisogni.
Nelle relazioni disfunzionali e violente esiste il concetto del “meritarsi” quel tipo di rapporto basato appunto sull’inefficienza relazionale e sulla tendenza abituale ad usare la coercizione. L’abuso della forza (rappresentata anche dalle sole parole, minacce, intimidazioni e ricatti) per obbligare il partner ad agire o cedere contro la propria volontà, può comportare il legittimare questa situazione.
Tutto ciò accresce il senso di disistima nella vittima. Fino ad indurre la persona ad allontanarsi da amici e parenti, sino al completo isolamento. Es. sono il ridicolizzare e svalutare, denigrare ed insultare, ricattare il partner. Il vissuto che caratterizza le persone in oggetto di violenza in generale e’ di grande confusione: la violenza si insinua piano piano fra le pieghe della relazione amorosa, viene giustificata da chi la compie proprio in nome di questo “amore” e tollerata da chi la subisce come se la violenza e l’amore fossero due facce della stesa medaglia. Le persone che subiscono si convincono che voler bene comporti compromessi, mentre le persone che agiscono si giustificano dicendo che le loro azioni sono solo frutto del loro “amore”  con eventuali risposte alle provocazioni del partner.
…” lo fa perché mi ama lo fa perche’ mi vuole far capire quando sbaglio…….perche’ ci tiene a me…… ( sono alcune frasi delle vittime)
“…….lo faccio per te…….per il tuo bene…….perche’ solo io ci tengo a te……se non ti amassi non starei qui a farti capire certe cose (Solo le frasi che dicono gli autori)
Questo tipo di violenza subita annulla le persone, le priva della propria identità e del senso di se’. Le fa sentire impotenti, schiacciate e senza speranza. Spesso le persone vittime si sentono le uniche in grado di far cambiare il partner “violento”, di poterlo “salvare” e questo crea la codipendenza. La dipendenza affettiva caratterizza entrambi i componenti della relazione violenta.

Il percorso di uscita da questa spirale comincia col riconoscere e legittimare i propri confini, i desideri e non i bisogni, i propri limiti e le proprie debolezze, affrontando il senso di colpa e la vergogna (Novelli, “Vergogna” ed. Universitarie Romane 2016).Uscendo dall’isolamento, riprendendo in mano la loro vita, onde evitare l’annichilimento totale ed una sorta di morte psichica.
Allora si inizia a lavorare sulla biografia e sul passato per comprendere le origini della violenza. Serve andare a comprendere quale sia stato lo stile di attaccamento che la persona ha instaurato con il proprio genitore per correlarlo con lo stile di attaccamento che instaura nelle relazioni adulte significative.
L’aiuto necessario e fondamentale che una efficace psicoterapia può apportare e’ quello di analizzare le relazioni interpersonali, prestando attenzione alla modulazione delle emozioni manifestate durante i primi colloqui. Proprio a causa delle grande confusione in cui queste persone versano, e di paura per la propria incolumità e per la perdita totale della propria esistenza, e’ necessario un atteggiamento molto empatico del terapeuta, tale da strutturare un clima relazionale facilitante la comunicazione,benevolo, per permettere alla persona di esprimersi liberamente.Il terapeuta accoglie l’ansia, le preoccupazioni, presentando l’iter che dovrà risolvere il disturbo post-traumatico da stress.
E’ molto difficile lavorare sulla riconquista della libertà, del rispetto, sulla dignità, sulla stima di se’, sul valore della persona e sulla perdita di tutte queste cose per effetto della violenza che ha subito chi si e’ trovato a vivere una relazione ed un “amore” in cui la ripetizione e l’intensità emozionali del dolore hanno preso il sopravvento. Succede addirittura spesso il paradosso che la vittima si trovi costretta ad adottare, venendo meno ai suoi ideali e alla sua morale, comportamenti anomali solo per confermare, inconsciamente, le di lui accuse o proiezioni, per il timore di essere abbandonata.
Nel percorso clinico la persona finalmente e’ in primo piano e non più nello sfondo. Ci si auspica che tutto ciò avvenga passo dopo passo, non soltanto nel setting terapeutico, ma anche nella vita.
L’obiettivo finale e’ il risanamento della persona e delle sue ferite a 360 gradi.

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