Mese: dicembre 2017

Incontrarsi, scambiarsi idee, conoscersi, esiste ancora? I danni dei Social Network

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I Social Network hanno preso il sopravvento inizialmente tra la popolazione più giovane, da qualche anno anche tra i meno giovani.

Chi e’ in cerca di avventure o semplicemente di un compagno/a o di qualcuno da conoscere non trova più un modo facile. Un tempo c’erano gli amici prodighi nel presentar qualcuno, le feste, le gite, ad oggi ci sono i Social d’incontro, che il più delle volte, si rivelano essere dei grossi bluff, nonché delle grandi delusioni.

Per potersi incontrare e’ bella la causalità, la specialità, il colpo di fulmine perche’ no, la comunanza di intenti e tanto di più. Cosa può fare un Social Network? Come si presenta una persona su di un social? Sara’ la stessa che poi incontrerai? Dira’ le cose per quelle che sono? Che intenti può avere?

Spesso sono persone o molto sole e c’e’ da chiedersi il perche’, spesso desiderose/i di relazioni extraconiugali e magari dall’altra parte non c’e’ lo stesso intento.

Allora sono meglio le organizzazioni europee in cui ci sono luoghi di incontro de visu quali,  i club del libro, i dibattiti, addirittura i supermercati per single e le organizzazioni turistiche per soli single.

Nei Social ognuno può dire quello che vuole, ma anche ciò che immagina, cio’ che e’ ma non e’, e per molti si rimane mesi e mesi in rapporti del tutto virtuali che simulano rapporti veri, creando illusioni, ma sono solo maschere e giochi di vita per non star soli. Per altri sono incontri fugaci che non vanno a buon fine, lasciando amarezza e senso di perdita di tempo.

Allora perche’ non cercare l’incontro? Si ha molto paura dell’altro/a, in particolare le donne degli abusi sia psicologici che sessuali, ma in generale si teme  stabilire relazioni durature, di scambio e condivisione. Si temono le dinamiche che si potrebbero instaurare tra le famiglie allargate, e poi se sono presenti elementi persecutori o paranoie si vedono anche elementi che non ci sono, attivando persecuzione sul o sulla partner.

Insomma, i Social difendono paradossalmente da tutto ciò che ho scritto sopra a discapito pero’ dall’incontro umano, caldo, civile e rispettoso nella reciprocità.

Abbattere queste dinamiche per noi adulti dara’ un grande aiuto ai nostri figli adolescenti, in cui l’incontro addirittura e’ sostituito dal messaggio vocale su whatsapp.

Si riconsideri, lo sport, gli hobby, i punti di incontro culturali, dove si possono incontrare persone che magari hanno gli stessi nostri interessi e ci piacciono per quello, per quello che sono  e non solo.

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E bastava una inutile carezza a capovolgere il mondo  (Alda Merini)

L’IMPORTANZA DELLE CAREZZE

Il tema delle carezze e’ un tema a me particolarmente caro poiché in esse veicolano tanti messaggi, tra i non detti, i detti, i sottointesi, la dolcezza, la comprensione, la necessita’ del pelle a pelle ed altro ancora…..sicuramente tanto altro ancora.

Allora inizio con delle frasi gettate cosi, per pensare e poi scriverò qualcosa inerente alla carezza stessa.

– Se non sai che fare delle tue mani, trasformale in carezze

– Questo e’ quello che mi sento quando mi accarezzi. Come milioni   

  di piccoli universi che nascono e muoiono nello spazio tra il dito e

  la mia pelle

– In una carezza, in un abbraccio, a volte c’e’ più sensualità che nel

  vero e proprio atto d’amore

– Le persone che sanno accarezzare sono quelle che amano di più.

  La carezza e’ il gesto d’amore più intenso di tutti

– La carezza e’ il ponte tra due abissi di solitudine. Perche’ il cielo e

  la terra passeranno, ma certe carezze non passeranno mai

– La carezza di una persona cara, il contatto con qualcosa di

  morbido culla il nostro dolore meglio di tutti i ragionamenti del

  mondo

– Un uomo si misura dalla gentilezza e non dalla forza. Più il suo

  sfiorarti e’ carezza, anche quando usa le parole, più sarà Uomo

– Che cosa e’ una carezza allora? E’ sentire l’amore che ti passa tra

  le dita

Questo gesto in estinzione, rivoluzionario, incompreso, persino dal vocabolario. Carezza: “Tenera dimostrazione di amorevolezza e di benevolenza un po’ leziosa che si fa lisciando con il palmo della mano. Esempio: far le carezze al gatto”. Va riscoperto il significato profonda della Carezza. Tocco della vita. Il Cristo ha resuscitato i morti con una carezza, c’e’ l’accoglienza. In una vera carezza c’e’ la cognizione del dolore dell’altro, perche’ reggere il voltaggio di una autentica carezza e’ difficile quanto un miracolo. E’ con una carezza che Maometto sposta la montagna e la morte si concilia con la vita.

SEPPUR LEGGERA,UNA CAREZZA HA LA FORZA DI RAGGIUNGERE L’ANIMA

La carezza e’ la prima forza di nutrimento che la madre da’ all’infante. Il bisogno di carezze dura tutta la vita, benché la forma delle carezze cambi e sembri diventare più sofisticata. Nella vita da adulti le carezze sono cosi importanti che per ottenerle si escogitano i sistemi più elaborati. A volte gli adolescenti devono ridursi a rubare le automobili o i motorini o a non rispettare i semafori per avere delle carezze e ciò dimostra che anche le carezze con il bastone sono meglio di niente.

La carezza e’ una qualsiasi azione che comporti il riconoscimento di una persona soddisfacendo cosi la fame di carezze, ciò dal punto di vista della funzione. In qualità di contenuto una “carezza” e’ un messaggio che ci indica l’essere OK o NON OK  dell’altra persona.

La persona passa da un bisogno estremo di molte carezze fisiche, per sopravvivere nell’eta’ infantile, ad un bisogno più vario di carezze, non solamente fisiche. Tutte hanno lo scopo di soddisfare la fame di riconoscimento, per cui un apprezzamento verbale ha per un adulto ha lo stesso significato di una carezza fisica per il lattante: ma anche l’adulto ha bisogno di carezze fisiche, spesso più incisive della vita sessuale all’interno dell’intimità di una coppia. Il corpo o il volto accarezzato e’ una manifestazione di contatto unica, particolare, sensuale e di grande scambio di emozioni e di non detti, spesso difficili da dire.

Da bambini richiediamo istintivamente carezze positive in vari modi. Se la nostra richiesta non ha successo allora ne inventiamo altri, per avere carezze, anche negative, che, pur dolorose, sono meglio di niente.

Nella vita adulta può succedere che chiediamo ancora carezze negative e ciò spiegherebbe alcuni comportamenti che appaiono autopunitivi.

Una carezza rinforza un comportamento. I comportamenti che da bambini piccoli hanno prodotto carezze tendono a essere ripetuti da adulti e ogni nuova carezza rinforza quel comportamento.

Le persone adulte continuano ad essere bisognosi di carezze, ripetono comportamenti per ricevere carezze e se non ve ne sono abbastanza di positive per esaudire il loro bisogno, cercheranno quelle negative. Per cui, chi ha deciso da bambino di cercare le carezze negative per non rischiare di rimanerne senza, può da adulto produrre comportamenti che appaiono autolesivi, per raccogliere proprio quelle carezze negative.

Alcune persone hanno difficolta’ a dare carezze positive, specie quelle fisiche ed in genere provengono da una famiglia avara di carezze positive.

Ciascuno di noi ha le sue preferenze per quanto riguarda il prendere le carezze, ed in genere si e’ abituati a ricevere le stesse carezze. E’ possibile che qualcuno pur volendo riceverne altre, raramente le ottiene, oppure e’ egli stesso che si nega quelle carezze che pur desidera, negando a se stesso il proprio bisogno ancora insoddisfatto.

Ogni persona ha come dire un suo quoziente di carezze preferite e carezze diverse vanno bene per persone diverse, dimostrandosi di bassa qualità o di alta qualità, a seconda della specifica persona.

Ogni volta che lo vogliamo possiamo dare una carezza. Non finiranno mai! Quando le vogliamo, le possiamo chiedere, se offerte prenderle. Possiamo anche rifiutare apertamente una carezza che non ci piace e dare carezze a noi stessi.

Il nostro bisogno di carezze e’ fondato sul bisogno di riconoscimento che e’ esso stesso una carezza, per cui i confini fra carezza buona-positiva e cattiva-negativa non sono netti, essendo la carezza in se stessa positiva, utile per l’individuo, rispondendo al bisogno di riconoscimento.

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“ SE NON SEI CON ME, SEI CONTRO DI ME”

Questo modo di vivere e di pensare fa parte dell’eterno conflitto e della contrapposizione ideologica di molte persone.

Superare questo vecchio motto permette di generare il vero incontro d’amore, o di amicizia profonda, ovvero sia il sapere stare accanto all’altro/a senza fondersi, ma rispettando i propri spazi e e quelli dell’altro/a: ciò vuol dire superare il proprio narcisismo, i propri bisogni e rispettare l’altro/a in una prospettiva empatica.

Oggi giorno purtroppo questo motto e’ sempre più forte e presente, in tutte le aree della vita: dalla politica, alle professioni, nelle relazioni affettive ma anche amicali.

Il bello della vita invece sta proprio nella diversità degli intenti, delle idee, e quindi nello scambio che può essere arricchente nonché generoso verso gli altri.

Non sei con me? E perche’ mai devi essere contro di me? Non sei con me…..basta, non la pensi come me, ma forse mi puoi comunque dare ed offrire una diversa prospettiva della vita che posso osservare, forse non condividere appieno, ma trarne sicuramente qualche cosa di nuovo.

Sei contro di me? Ma perche’ mai! E’ solo che non la pensi come me, ma anche tu puoi trovare qualcosa di buono nelle mie idee, opinioni o ideologie.

Perche’ portare avanti allora questo eterno conflitto che non fa altro che far morire la creatività la socialità’, lo scambio, generare astio  e patologgizzare sempre più una società cosi già sofferente di suo sul piano relazionale?

Proviamo a pensare

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L’uso della cannabis: cosa comporta e genera nell’individuo

Inizio con una sintetica carrellata dei sintomi per poi approfondirne le motivazioni

– perdita di memoria,senso di paura, alterazione della percezione,ebbrezza, allucinazioni,

cambiamenti del tono dell’umore

– sindrome amotivazionale

come per l’alcol: influiscono negativamente sulla comprensione dei testi scritti

difficolta’ ad esprimersi oralmente

Difficolta’ a risolvere problemi

3 sigarette contenenti canapa corrispondono a 20 sigarette normali

può danneggiare i polmoni e far nascere i figli sottopeso

Possono generare danni cerebrali nella comunicazione tra neuroni

Esiste anche il fenomeno della SENSIBILIZZAZIONE, ovvero una quantità innocua per una persona che non ha mai fumato, su di una che ne ha fatto uso (sensibilizzata) produce invece effetti devastanti: le sostanze psicotrope possono alterare i processi neurochimici del cervello e possono influenzare lo sviluppo neurobiologico del cervello dell’adolescente che e’ ancora in un periodo di intensa plasticità neuronale

USO DI DROGHE: MOTIVAZIONI PSICOLOGICHE E SUE CONSEGUENZE

Spesso i giovani incontrano la cannabis per gioco o per appartenenza al branco, senza sapere a cosa vanno incontro.

La cannabis di oggi non e’ assolutamente quella di un tempo, poiché viene mischiata con altre sostanze o sintetiche o con additivi quali, veleno per topi, sterco, gomma fusa di copertoni di auto ed altro ancora. La stessa “erba” che risulta verde, può contenere sostanze sintetiche trasparenti.

Le motivazioni psicologiche quindi possono partire dal gioco, ma convertirsi con il desiderio di ridere, non pensare, non avere forme di ansia fino ad addirittura spegnere il cervello (come taluni dicono). Ricordo che il pensiero e’ cio’ che ci distingue dagli animali, prezioso per l’uomo. Tutto questo comporta danni non solo sull’apprendimento ma anche sulla concentrazione, nonché sulla memoria. Fondamentale e’ lo sviluppo della sindrome amotivazionale in cui l’individuo perde l’interesse e la voglia di intraprendere e svolgere molte attività utili e stimolanti per la propria vita, lasciandosi andare fino a sviluppare forme di depressione. In una ricerca americana pubblicata due anni fa circa su Focus si e’ potuto dimostrare con un follow up attraverso la risonanza magnetica, cosa provoca l’assunzione della cannabis nel cervello : buchi. Buchi irreversibili che colpiscono le aree più disparate.

Il desiderio di farsi una canna, che non e’ mai solo una, e’ quello di mettere a tacere problematiche più profonde, stati d’ansia o di angoscia, ma e’ un paliativo poiché dopo poco l’ansia riemerge e comporta la necessita’ di un’altra assunzione. Nei consumatori veterani l’assunzione di cannabis determina anche l’emersione di aspetti persecutori o della paranoia. Questa ovviamente e’ una sintesi di ciò che possono provocare quelle che vengono chiamate “droghe leggere” ma che allo stato non sono assolutamente leggere.

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