La noia
- Sotto la noia c’è un vuoto profondo che si ha paura di osservare ma è l’unica via per poterlo riempire
1. Accetta la realtà
2. Impara a chiedere aiuto
3. Impara ad accettare aiuto
4. Impara dal passato
5. Ritagliati un momento per te
6. Chiediti quale e’ il messaggio che la vita ti sta mandando
7. Chiediti cosa faresti se non avessi paura
8. Il passato e’ passato
9. Se ti senti bloccato/a e’ segno che e’ necessario un cambiamento
10. Segui il tuo intuito e sii te stesso/a
11. Liberati dalle aspettative
12. Se ti senti in una spirale negativa sblocca definitivamente la tua vita
13. Assumiti i tuoi rischi
14. Diventa responsabile
15. Leggi
16. Assumi il controllo
17. Mantieni la chiarezza interiore
18. Rifletti sulle soluzioni
19. Aumenta la tua creativita
20. Ridi
21. Credi in te stesso/a
22. Prendi una pausa
23. Agisci
24. Sperimenta emozioni positive
25. Sotto pressione rimani calmo/a
26. Ottimizza la tua salute e la tua energia
27. Abbi uno sguardo positivo
28. Coccolati
29. Abbi cura di te
30. Chiedi aiuto ad uno specialista
Un istinto rafforzato e’ la difesa piu’ efficace contro i manipolatori.
E’ una capacita’ inesauribile e, una volta imparata, non la si dimentica piu’.
Se volete riconoscere i soggetti tossici non potete concentrarvi unicamente sul loro comportamento. Dovete anche sapere identificare i segnali che si profilano nel vostro cuore. Solo allora sarete pronti per affrontare qualsiasi cosa.
30 SEGNALI
La differenza tra l’uomo verbalmente molesto e quello fisicamente violento non sono cosi’ marcate come si potrebbe pensare. Il comportamento di entrambi ha le stesse radici e nasce dalla stessa mentalità. Inoltre, le due categorie tendono a sovrapporsi: gli uomini fisicamente violenti lo sono anche verbalmente, quelli mentalmente crudeli e manipolatori tendono a sconfinare nell’intimidazione fisica.
Una delle ragioni per cui e’ difficile riconoscere il maltrattamento in un rapporto di coppia e’ che spesso gli uomini maltrattanti non sembrano tali. Hanno molte buone qualità, sono simpatici, spesso anche gentili, dotati di senso dell’umorismo, specialmente nei primi tempi. Hanno molti amici, un lavoro…..ma non e’ da escludere che potrebbero fare uso di sostanze stupefacenti o di alcol.
Insomma, un uomo violento o fisicamente o psicologicamente, non corrisponde necessariamente all’idea che si ha comunemente della persona violenta. E cosi’, quando una donna sente che c’e’ qualcosa che non torna, difficilmente pensa al fatto che il suo partner sia violento. I sintomi della violenza ci sono e la donna di solito li vede con chiarezza: la frequenza delle umiliazioni; una generosità che si trasforma presto in egocentrismo; sbotti verbali quando e’ irritato o gli si da’ torto; lamentele, sempre rivolte alla partner; la convinzione di sapere cosa e’ bene per lei meglio di lei stessa; e, in molte coppie, un crescente clima di paura e intimidazione. Ma la donna vede anche che il compagno e’ un essere umano, capace di affetto, e gli vuole bene. Vorrebbe capire perche’ si arrabbia cosi’ tanto, per aiutarlo a uscire da quello schema di alti e bassi.
Gli sbalzi d’umore dell’uomo violento sono particolarmente sconcertanti. E’ come se fosse un’altra persona, cambia dall’oggi al domani quando non da un momento all’altro. A volte e’ aggressivo e minaccioso, usa toni aspri, insulta, schernisce e intima il silenzio. Quando e’ in questa fase, qualunque cosa lei cerchi di fare, non riesce a calmarlo, anzi: lo fa arrabbiare di piu’. Lui le da’ la colpa di ogni problema e stravolge cio’ che gli dice, costringendola a mettersi sulla difensiva. Molte donne dicono: ” sembra che io non faccia mai nulla di giusto”.
In altri momenti sembra invece ferito e disperato, bisognoso di affetto e di qualcuno che si prenda cura di lui. Allora pare disposto a cambiare o sembra un bambino offeso, difficile e problematico, ma in fondo amabile. A vederlo cosi’, la sua partner non pensa che la violenza dentro di lui possa manifestarsi ancora. La bestia che qualche volta prende il sopravvento non sembra avere nulla a che fare con la persona tenera che le si presenta ora.
Prima o poi pero’ l’ombra riappare, come se avesse vita propria. Possono trascorrere tranquillamente giorni e settimane, ma ecco che improvvisamente la donna e’ sotto attacco. Riprova a mettere insieme gli aspetti cosi’ incoerenti del carattere del partner e non riuscendoci, pensa di essere lei quella non del tutto a posto con la testa. (Manipolazione)
COSA PUO’ FARE PER SE’ UNA DONNA MALTRATTATA
Il primo messaggio che vorrei dare e’ il seguente: un uomo maltrattante distorce la vita e la mente della donna con la quale sta, in modo che resti sempre focalizzata su di lui.
La cosa piu’ importante per uscire da questo vortice e’ tornare a dirigere le vostre attenzioni su voi stesse e, se li avete, sui vostri figli. Tornare a rivolgere le vostre energie sull’andare avanti nella vita per la strada che scegliete.
RIFLESSIONI
* chiedete aiuto a voi stesse, di qualunque tipo. Cercate qualcuno da qualche parte di cui vi potete fidare e che puo’ aiutarvi a mantenere il senso di realtà, che capisca cio’ che state passando.
Uscite a cercare aiuto
* tenete un diario per documentare la vostra esperienza, in modo che quando il vostro partner vi confonde le idee stravolgendo i fatti o con improvvisi “ attacchi di bontà”, voi possiate rileggere cosa avete scritto e ricordarvi chi siete veramente e quello che lui veramente fa.
* State lontane da persone che non vi fanno del bene e che vi dicono cose che vi portano ad attribuirvi delle colpe
* Pensate a qualunque cosa vi venga in mente che vi fa star bene, che nutre la vostra anima. Anche le donne che hanno partner estremamente ossessivi e ipercontrollanti riescono spesso a trovare qualche stratagemma per avere il tempo di fare ginnastica, prendere lezioni di qualcosa, fare passeggiate o ritagliarsi del tempo in solitudine per pensare.
* non biasimatevi se non riuscite subito a raggiungere i vostri obiettivi e se, ad esempio, crollate e ritornate con lui. Cercate di recuperare energie e riprovateci.
Ce la farete prima o poi, e magari proprio al prossimo tentativo.
Infine spesso questi uomini sono narcisisti perversi e sono uomini fortemente manipolatori, commettono abusi psicologici, minacciano e sono difficilmente modificabili.
La dipendenza e’ una dimensione che la persona attraversa tutta la vita e con la quale deve fare continuamente i conti. Tutti noi dipendiamo da cose e persone: puo’ essere una dipendenza “sufficientemente buona” o puo’ essere una dipendenza patologica ( da sostanze o affettiva) che si traduce in comportamenti compulsivi, dannosi per la persona che la sperimenta e per le persone con le quali e’ in rapporto.
La dipendenza e’ espressione del bisogno di sperimentare un piacere-eccitazione, fondamentale per la persona che ne e’ soggetta, ai fini della possibilita’ di vivere la quotidianita’ e di sopportare le angosce che questa comporta (Angelucci)
Spesso l’evaporazione della funzione paterna in una funzione amicale e la persecutorieta’ di un femminile invadente ed assillante mette i giovani nella condizione di sperimentare ogni rischio per potersi sentire invaso da un desiderio che non conosce.
Il vuoto rappresentazionale dei genitori puo’ impedire ai giovani di radicarsi e volare con la rete di sicurezza, bloccandolo in una sorta di guscio informe e deviante dalla norma (Vergine)
Il giovane tormentato non possiede dentro di se’ il senso del limite, ma vive su se’ stesso un territorio di frontiera.
Allora nel giovane, nell’impossibilita’ di accedere ad una rappresentabilita’ di sensazioni, affetti e pulsioni, il corpo puo’ divenire il luogo in cui agire la violenza e la distruttivita’ legata alla perdita di riferimenti e all’intollerabilita’ di contenuti emotivi che, non potendo essere esperiti nel dolore che procurano, vengono concretamente tagliati ed espulsi fuori da se’. Dunque l’esperienza psicoterapeutica si pone come luogo che, ripartendo dal corpo e dalla sua immediata fisicita’, puo’ consentire di dar voce e parola a cio’ che non e’ stato possibile riconoscere come esperienza vissuta, ristabilendo un legame con tutto cio’ che inizialmente sembra avere soltanto la possibilita’ di essere evacuato in un fatto sensoriale. (Casamassima)
Alcuni possono nascere con una capacita’ di resilienza maggiore, ma e’ sempre possibile allenare la propria mente a costruire e a mantenere una resilienza mentale.
Di seguito elenchero’ in pochi passi come costruire la resilienza mentale:
Innanzitutto dobbiamo definire l’origine dell’autostima.
Correnti di pensiero dicono che sia di natura genetica, altre che sia di origine ambientale (vd. modello genitoriale) altre educative (vd.stili educativi).
Altri un mix.
Comunque sia, chi presenta un forma di autostima bassa soffre!
Non solo si vive come incapace, ma commette scelte non sempre adeguate che a loro volta incrinano ancor di piu’ l’autostima.
E allora come fare a risalire la china? Di seguito elencherò alcuni punti:
– accettare che oltre ai difetti si possiedono pregi e di conseguenza scoprirli e utilizzarli
– mettere in evidenza con se’ stessi e con gli altri, le proprie abilita’ senza vergognarsi
– essere consapevole della presenza di una parte interna denigratoria e svalutativa e arginarla
– allearsi con la parte “adulta sana” che funziona e far si ‘che “abbracci” la parte infantile e vulnerabile insita in ciascuno di noi
– ammettere che, seppur si commettono degli errori, esso e’ un processo umano, ed e’ tutto riparabile
– non pretendere da se’ l’eccesso ed ossessivamente il successo ( se esso avviene da solo tanto meglio)
– imparare a godere dei propri successi e delle proprie capacita’
Ed infine non provare il senso di colpa di essere una persona capace!
Sono 8 punti non del tutto facili da perseguire, ma solo il riuscire a raggiungerne qualcuno potrebbe cambiare e/o modificare non solo l’autostima ma anche la qualità della vita in una direzione positiva.
Si! E’ possibile. E’ un fenomeno sempre piu’ in via di espansione, soprattutto nel genere maschile, e non fa alcuna differenza il tipo di droga usata, siano esse droghe cosiddette “leggere” quali la marijuana o l’hashish (calmanti) o pesanti come la cocaina (eccitante).
Si assiste sbalorditi all’aumento di questo fenomeno in cui il consumatore si comporta ugualmente all’uomo infedele: racconta bugie, si nasconde, prende tempo prima di ricomparire a casa e via dicendo.
La droga prende le forme di una donna che soddisfa, eccita o placa, diverte, ancor piu’ se abbinata al bere. Simile ad una ipotetica “donna” che non da’ pensieri, piuttosto che distrae e alleggerisce la vita, di conseguenza l’impellente desiderio o bisogno di una partner viene meno.
Ma la cosa che stupisce maggiormente e’ che il consumo avviene per lo piu’ in solitudine, bypassando ogni forma di relazione e di interazione con altri esseri umani.
L’evitamento della relazione solleva dalle responsabilita’, da quelli che sono chiamati “fastidi” o limitazioni che una relazione, anche extraconiugale, potrebbe comportare. E allora la sostanza prende il posto della relazione, attivando anche un mondo immaginario leggero e libero da incombenze e da doveri.
Puo’ sia calmare che eccitare, ma comunque serve a compensare un profondo vuoto emozionale antico o attuale.
Detto cosi sembra tutto bello e lecito, invece no! Non scordiamoci che l’uomo e’ un animale sociale, fatto per stare con gli altri in molti modi, dai piu’ spensierati ai piu’ complessi, e che l’abuso di sostanze e’ sempre estremamente dannoso sia sul piano fisico che su quello psichico, comportando sia alterazioni del tono dell’umore sia neurologiche spesso anche gravi.
La sostituzione di un partner con l’uso di sostanze, non solo e’ indice di sofferenza psichica, ma a sua volta e’ molto probabile che ne generi ancora di piu’ nell’individuo, inconsapevolmente.
Una delle conseguenze piu’ evidenti sara’ quelle di non riuscire piu’ a stare nelle relazioni affettive, in coppia per esempio.
La droga non chiede, non pretende, non mette limiti. Ma c’e’ da chiedersi se questa e’ la vera libertà per un essere umano.
Non e’ un caso che venga chiamata TOSSICODIPENDENZA poiche’ e’ una vera e propria dipendenza, da una sostanza, ma e’ pur sempre una dipendenza, l’antitesi della libertà.
Faccio seguito all’articolo precedente circa l’amore vero, facendo tesoro di alcune considerazioni fatte dai miei lettori. E’ necessario tenere in considerazione un elemento fondamentale nelle relazioni affettive: capita sempre più spesso di credere di essere amati/e da un partner che pur dichiarando “amore infinito“ invece non sia capace in alcun modo non solo di dimostrarlo ma anche di provarlo se non per se stesso. Questo tipo di persone chiamati narcisisti, non sono in grado di “vedere“ altro da sé, impegnati a vedere solo se stessi e avendo un profondo vuoto affettivo che li rende incapaci del tutto di amare, di prendersi cura dell’altro, di dedicarsi all’altro, ma solo di pretendere dall’altro attenzioni, cure e amore, che il più delle volte non riesce a colmare il loro vuoto ancestrale. Queste personalità, che ripeto sono prese solo da se stesse, amano catturare prede pronte a dare ad oltranza, ma per loro non basta mai e non solo non sono in grado di corrispondere ma hanno bisogno sempre di una preda diversa e nuova. È da ricordare che sono capaci di grandi parole e dichiarazioni ma sono false!